COVID-19: Lettera del Presidente FIVA (venditori ambulanti) al Governo

Riportiamo di seguito la lettera del Presidente FIVA – Federazione Italiana Venditori Ambulanti , Giacomo Errico, con la quale si richiede con forza al Governo di intervenire con maggiore chiarezza in facvore del commercio ambulante vista la drammatica situazione generata dall’emergenza Coronavirus COVID-19.

Signor Presidente, Signor Ministro,

Sono ormai trascorsi quasi due mesi da quando le attività commerciali del nostro settore sono state tutte più o meno integralmente fermate né si ha la sensazione di quando riusciremo a ripartire. In questi ultimi due giorni si sono sovrapposte alcune indiscrezioni sul riavvio di talune attività: non una parola è stata detta sul commercio su aree pubbliche.

I nostri operatori, che sono allo stremo, non riescono a capacitarsi del perché, soltanto per fare un esempio, un commerciante al dettaglio di articoli per l’infanzia possa aprire il proprio negozio mentre sul mercato resta vietato oppure perché i prodotti per l’igiene personale si possano vendere presso i negozi e supermercati mentre restano vietati sui mercati. E così via.

A questo quadro così diversificato si aggiunga che, in sede regionale e comunale e nonostante che l’ultimo DPCM consenta di tenere i mercati aperti limitatamente alla vendita dei soli prodotti alimentari, molte ordinanze continuano a stabilire la chiusura indiscriminata dei mercati stessi. Una vera e propria Babele in cui si è persa l’unitarietà e l’univocità dei provvedimenti laddove le norme legislative sono interpretate ad libitum.

Così non può continuare per molto. Abbiamo bisogno di segnali concreti per la riapertura delle attività. Certo, in una cornice che assicuri tutte le precauzioni possibili e il rispetto delle misure di contenimento del contagio. Ma ci sia data la possibilità di riaprire!

Se quella che prima era la nostra forza, e mi riferisco alla gente che affolla i nostri mercati e le nostre fiere che genera assembramento, rischia paradossalmente di tramutarsi in un fattore di debolezza e come il principale ostacolo alla riapertura e all’ordinario svolgimento delle nostre attività, allora bisogna ripensare le condizioni tecnico-logistiche di svolgimento dei mercati e fiere soprattutto per il controllo sull’accesso e sulla permanenza dei consumatori nell’area mercatale.

Noi siamo pronti a fare la nostra parte, dalla riduzione degli organici di mercato attraverso opportune turnazioni ad una serie di misure-iniziative da trasformare in opportune linee guida, a conformarci alle disposizioni operative che si vorranno definire. A condizione che i mercati tornino a lavorare con tutte le merceologie.

Non abbiamo bisogno dei Centri Studi per rappresentare il vertiginoso calo di fatturato delle nostre imprese. Lo abbiamo misurato fin da subito, coscienti che si trattava di un prezzo da pagare nell’interesse comune. Ma se continua in questo modo non sarà più un prezzo bensì una ecatombe sacrificale che non possiamo consentirci.

Mi auguro che queste considerazioni siano tenute opportunamente in conto nel quadro degli interventi che saranno decisi e, nel ringraziare per l’attenzione, invio i migliori saluti.

Giacomo Errico

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