Manovra 2019: cresce la disparità tra commercio e agricoltura

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A Natale regali per l’agricoltura, carbone per il commercio

Dal Veneto, il Sottosegretario Manzato, pone il tema di dare respiro alle piccole aziende agricole entrando a gamba tesa su tutto il resto del sistema distributivo italiano. Come già successo, non un provvedimento per tutti ma solo un nuovo modo per gettare fumo negli occhi ai consumatori, creare nuove invidie e nuove disuguaglianze tra le imprese di questo paese e per dividere chi, a suo dire, vende a buon prezzo e chi guadagna troppo.

La normalità invece dovrebbe essere: stesso mercato, stesse regole. Lo ripetiamo, inutilmente, da troppo tempo.

Significa che non può essere che cittadini, che vogliano fare lo stesso mestiere, siano sottoposti a regole diverse tipo, per non andare lontani, che uno sia tenuto a rispettare orari e l’altro no, che uno paghi i collaboratori, con i relativi contributi, in un modo e l’altro meno, che uno paghi le tasse e l’altro no. Sembrerebbe un ragionamento il cui buon senso possa essere da tutti riconosciuto ma così non è.

Succede che un Sottosegretario all’Agricoltura presenti un emendamento alla finanziaria e che, nella fretta degli ultimi giorni dell’anno, diventi legge.
L’autore della norma così la spiega: “Fino ad oggi le aziende agricole potevano vendere in misura non prevalente e cioè fino al 49% prodotti di altre aziende purché della stessa categoria agronomica. E dunque vino se l’azienda produce vino, olio se produce olio. Da domani invece, sempre in modo non prevalente, potranno vendere qualsiasi prodotto di qualsiasi azienda agricola italiana. E dunque – continua sempre il sottosegretario – non solo l’olio ed il vino ma anche la nduja calabrese, il pecorino sardo, il radicchio di Treviso”.

L’obiettivo è quello di creare degli “spacci di tipicità” che, sempre con le parole del Sottosegretario, “permetteranno ai produttori di aumentare il loro reddito, uscendo dall’isolamento in cui possono averli messi i commercianti e ai consumatori di trovare prodotti di qualità a prezzi più bassi. Anche lo Stato incrementerà le sue entrate.”

A parte l’odio che trasuda nei confronti dei commercianti c’è da ricordare che sono passati vent’anni dalla liberalizzazione di tutte le attività commerciali: ognuno può vender ciò che vuole ma rispetta le regole, fiscali prima di tutto.

Perché, non dimentichiamolo, la tassazione dei produttori agricoli che fanno attività di vendita anche di prodotti altrui, rimane disciplinata in modo particolarmente agevolato. Altro che flat-tax .
Averne di tassazioni cosi!

E la concorrenza che viene fatta nei nostri confronti, dagli agriturismi in giù, è solo il frutto di mancata tassazione. Lo sappiano i cittadini: se, per caso, pagano meno devono ringraziare non chi gli vende la merce ma lo Stato che li ha esentati, o quasi, dal pagare le tasse.
Una sacca di privilegio che non ha ragione di esistere e che, anche all’interno del mondo agricolo favorisce quella parte di operatori che si è messa a fare tutte le attività proprie di un commerciante senza pagare altrettanto.

Una sorta di mercato nero. Autorizzato da una legge pressapochista e profondamente iniqua.

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